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Vista aerea della foresta

Le Emissioni da Biomassa

Come ridurre l'inquinamento domestico per un futuro sostenibile

Mentre si parla spesso di particolato oltre i limiti nelle città italiane, non sempre viene menzionato che a contribuire maggiormente alle emissioni primarie di PM10 è il parco di sistemi di riscaldamento domestico a biomassa di vecchia generazione. Ma cosa sono i PM10? Che differenza c’è tra particolato primario e secondario? E come possiamo diminuire l’impatto della biomassa sulle emissioni?


Il Materiale Particolato

Il termine PM10 viene utilizzato per indicare il materiale particolato -aerodisperso, cioè l’insieme di particelle, sia solide che liquide, sospese nell’aria che hanno un diametro inferiore o uguale a 10 µm. Possono avere origine naturale, cioè dovute dall’erosione del vento, dall’eruzione dei vulcani e dall’autocombustione delle foreste, oppure origine antropica, come conseguenza della combustione di carburanti e biomasse, o reazioni chimiche della produzione industriale.


È necessario comprendere a questo punto la differenza tra particolato primario e secondario. Mentre il primo si origina da processi meccanici di erosione e combustione, il particolato secondario si genera dalla conversione dei gas in particelle solide come conseguenza di reazioni chimico-fisiche con i gas presenti nell’atmosfera o formatisi attraverso evaporazione ad alta temperatura.


La situazione in Italia

Secondo dati raccolti nel 2021, anche se a influire maggiormente sul particolato secondario sono stati lo spostamento di merci su strada e l’attività agricola, il riscaldamento a biomassa resta responsabile del 64% delle emissioni primarie nelle grandi città del Centro-Nord Italia. Un dato indicativo se consideriamo che la zona della Pianura Padana nel 2016 si era già guadagnata l’infelice primato di area tra le più inquinate d’Europa da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.


Se è vero che le emissioni di PM10 proveniente dal riscaldamento residenziale a biomassa sono diminuite tra il 2010 e il 2018 di circa il 30% in Lombardia e del 35% in Veneto tra il 2006 e il 2018, secondo gli esperti del settore il processo di diminuzione è stato troppo lento. A livello nazionale nel decennio 2013-2022, infatti, la diminuzione dei PM10 si attesta soltanto intorno al 20%. Particolarmente indicativi sul peso del riscaldamento domestico anche i dati di PM10 registrati in Lombardia durante il primo lockdown, che hanno visto un decremento pari soltanto al 17%.


Gli sforzi messi in atto, quindi, non hanno sortito i cambiamenti sperati, soprattutto nelle grandi città dove la qualità dell’aria rimane pessima per quasi un giorno su tre. Sono dati che preoccupano sia per la salute del nostro pianeta che per quella umana.


I PM10 sono, infatti, particelle inalabili, e la prolungata esposizione può provocare cambiamenti sulla funzione respiratoria, quali bronchiti e asma. In particolare, elevate concentrazioni di metalli nel particolato sono causa di molte infiammazioni acute delle vie respiratorie e possono alterare anche il funzionamento del sistema cardiocircolatorio.


È quindi evidente la necessità di continuare a migliorare la qualità dell’aria nel nostro paese.


C'è biomassa e biomassa

A fare una grossa differenza sui PM10 derivati dal riscaldamento domestico a biomassa è l’obsolescenza degli apparecchi utilizzati. Secondo i test applicati per la rilevazione delle emissioni, infatti, a contribuire maggiormente sono gli impianti più vecchi, come i caminetti aperti e le stufe tradizionali.


Quasi il 70% degli impianti presenti in Italia sono installati da più di 10 anni e sono responsabili da soli di più dell’80% delle emissioni provenienti dalla combustione domestica a biomassa. Il turn over tecnologico è perciò essenziale alla riduzione delle emissioni.


A questo fine, nel corso del tempo sono stati potenziati gli incentivi del Conto Termico per garantire una capacità di fruizione più ampia. È innegabile l’influenza che può avere il Conto Termico sulla riqualificazione del parco impianti installati. Per accedere all’incentivo, infatti, sono necessari documenti che certificano le prestazioni e l’efficienza delle nuove apparecchiature.


Anche l’Ecobonus, più conosciuto dai privati e in cui rientrano le sostituzioni di impianti a gasolio e gpl con apparecchi a biomassa, è uno strumento utile al fine di diminuire le emissioni di CO2.


Fa la differenza anche il combustibile scelto. Se è vero che la biomassa legnosa è considerata carbon-neutral in quanto non produce CO2, utilizzare il giusto tipo di combustibile influisce sulle emissioni di PM10. Mentre le emissioni di particolato tra ciocchi di legna e pellet sono simili, è essenziale che la scelta di combustibile ricada su ciocchi di legno stagionato a basso contenuto idrico o su pellet a basso contenuto di ceneri e cloro, in particolare per i boiler.


La componente umana

Sebbene sia chiaro che i pilastri della diminuzione dei PM10 sono la qualità degli apparecchi e dei biocombustibili, fa la sua parte anche la componente umana.


I professionisti che si occupano di installazione e manutenzione devono eseguire le loro mansioni secondo standard di settore ben precisi, che garantiscano i livelli di prestazione degli impianti indicati dalle certificazioni. Buona norma sarebbe, inoltre, fornire al consumatore informazioni riguardo l’uso corretto degli apparecchi e la frequenza degli interventi di manutenzione.


Importantissimo, infatti, che gli utenti finali utilizzino gli apparecchi nel modo corretto. Parliamo perlopiù di errori frequenti e banali, come la scelta di biocombustibili di bassa qualità o la scorretta modalità di accensione e di ricarica della legna. L’influenza sulle emissioni di questi comportamenti è, però, tutt’altro che trascurabile.


Un errore da evitare in partenza, invece, è la scelta di apparecchi sovradimensionati, che rischiano di funzionare per tutta la loro vita a potenza ridotta. Altro comportamento errato è l’eccessivo o insufficiente tiraggio del camino, che va a influenzare la combustione e a incrementare le emissioni di PM10. In entrambi questi casi ritorna in ballo la correttezza di rivenditori e installatori, che devono spingere il cliente finale verso le scelte corrette.


Fondamentale, infine, la correttezza e la chiarezza dei manuali d’uso e manutenzione forniti con le apparecchiature, che devono essere sempre consultati dal consumatore prima di utilizzare gli impianti o in caso di dubbi sulla necessità di manutenzione straordinaria.

 

Insomma, è ovvio come per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo sia necessario uno sforzo maggiore da parte di tutti, sia delle Istituzioni, che possono mettere in atto campagne d’informazione sull’argomento e ampliare la copertura delle incentivazioni, che di professionisti e consumatori, il cui compito è fare scelte consapevoli e responsabili.


Per maggiori informazioni o per una prima consulenza, compila il FORM oppure scrivici all'indirizzo mail info@3estudio.eu.

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